Nizza: la città dove il mondo mi sembrò grande per la prima volta
Ci sono ritornato quattro volte, ma ogni volta rivedo quel ragazzo di diciotto anni che si affacciava alla vita.
Ci sono città che visiti.
E poi ci sono città che diventano una specie di appuntamento con una versione passata di te.
Nizza, per me, è questo.
Ci sono stato tante volte. Eppure ogni volta, appena arrivo, succede la stessa cosa: qualcosa dentro torna indietro. Come se quella città avesse conservato una parte di me che il tempo, i viaggi, gli anni e le esperienze non sono mai riusciti a portare via.
La prima volta avevo diciotto anni compiuti da poco più di un mese.
Era il mio primo viaggio all’estero.
Oggi, dopo tanti Paesi, tanti aeroporti, tante città, potrei quasi sorridere pensando che il mio primo confine sia stato quello con la Francia. Eppure, per quel ragazzo, era enorme.
Non era solo andare a Nizza.
Era uscire per la prima volta dal proprio mondo.
Era affacciarsi davvero all’Europa, alla vita adulta, alla sensazione bellissima e un po’ spaventosa che fuori da casa esistesse qualcosa di molto più grande.
E Nizza, con il suo mare, la sua luce, la sua eleganza, mi sembrò subito una promessa.
Una città francese, sì.
Ma con un’anima mediterranea che senti addosso.
Una città elegante, ma non distante.
Ordinata, ma viva.
Da cartolina, ma con una profondità che capisci meglio solo quando ci torni più volte.





Nizza ha una bellezza particolare.
Non è la bellezza monumentale di Roma, non è la malinconia gotica di Edimburgo, non è la grandezza elegante di Vienna. Nizza è un’altra cosa.
È luce.
È mare.
È facciate colorate.
È palme.
È vento sulla Promenade des Anglais.
È quella lunga passeggiata sul mare che sembra fatta per ricordarti che alcune città non hanno bisogno di alzare la voce per essere indimenticabili.
La Promenade è il cuore emotivo di Nizza.
La percorri e capisci subito perché quella città abbia sedotto aristocratici, artisti, viaggiatori, inglesi in cerca di clima mite, europei in cerca di bellezza, persone arrivate lì per respirare meglio.
Nizza è stata Savoia, è stata Italia nella memoria, è diventata Francia nella storia. Ha dato i natali a Garibaldi, porta addosso tracce liguri, piemontesi, francesi, mediterranee. È una città di confine anche quando non sembra: confine geografico, culturale, emotivo.
Forse è per questo che mi ha sempre fatto un effetto strano.
Perché Nizza sembra stare tra più mondi.
Tra Francia e Italia.
Tra eleganza e mare.
Tra ordine e vita.
Tra passato e presente.
Tra il ragazzo che ero e l’uomo che, ogni volta, ci torna con una storia diversa addosso.
Ci sono stato con ex fidanzate.
Ci sono stato da solo.
Ci sono stato con amici.
Con amiche.
Ci sono arrivato in treno, dopo un salone nautico, con quella sensazione di continuare un viaggio dentro un altro viaggio.
Ci sono arrivato in aereo.
Ci sono arrivato in auto, come viaggio inaugurale, quasi come se anche una macchina nuova dovesse cominciare a conoscere il mondo partendo da lì.
E ogni volta Nizza mi ha fatto lo stesso effetto.
Come se non importasse davvero con chi fossi, come ci fossi arrivato, in che periodo della vita mi trovassi.
Lei restava lì.
Uguale e diversa.
Pronta a riportarmi sempre nello stesso punto: a quel primo viaggio, a quel primo stupore, a quel ragazzo di diciotto anni che guardava il mare francese e forse non sapeva ancora quanto avrebbe avuto bisogno di viaggiare per sentirsi vivo.
“Nizza non è solo una città che ho visitato cinque volte. È il posto in cui, ogni volta, torno a salutare il ragazzo che per la prima volta si affacciava al mondo.”
C’è una cosa che rende speciali alcune città: non devono più sorprenderti per emozionarti.
Nizza ormai la conosco.
So che è bella.
So che la Promenade des Anglais è una delle passeggiate più eleganti d’Europa.
So che il centro storico ha quei colori caldi, quelle strade strette, quell’aria mediterranea che ti fa dimenticare per un attimo di essere in Francia.
So che dalla Colline du Château la vista sulla Baie des Anges riesce ancora a fermarti il respiro.
So che Place Masséna ha quella sua teatralità ordinata, con i colori, le geometrie, la luce.
So tutto questo.
Eppure ci casco sempre.
Perché Nizza non mi colpisce solo per quello che è.
Mi colpisce per quello che mi ricorda.
Mi ricorda l’inizio.
Il primo viaggio all’estero.
La prima volta in cui ho sentito davvero che il mondo era attraversabile.
Che potevo prendere un treno, un aereo, un’auto, superare un confine, arrivare in un posto nuovo e sentirmi diverso anche solo per qualche giorno.
Questa cosa, a diciotto anni, ti cambia.
Magari non lo capisci subito.
Magari pensi solo di aver fatto un viaggio.
Poi passano gli anni, torni in quella città cinque volte, e capisci che in realtà lì si era aperta una porta.
Nizza è stata una delle prime città a farmi venire voglia di andare oltre.
Oltre il solito.
Oltre il conosciuto.
Oltre casa.
Oltre le abitudini.
E forse per questo mi toccherà sempre il cuore.
Non perché sia necessariamente la città più bella che abbia mai visto.
Non perché sia quella che mi ha stravolto di più.
Ma perché è stata una delle prime a farmi capire che viaggiare non sarebbe stato solo un passatempo.
Sarebbe diventato una parte di me.

Quando ripenso a Nizza, non vedo solo il lungomare.
Vedo me.
Diciotto anni.
Un mese appena da maggiorenne.
Gli occhi ancora pieni di prime volte.
La sensazione di essere entrato in una vita più grande.
E questa cosa, oggi, mi commuove.
Perché poi cresci.
Viaggi.
Vedi città più potenti, più profonde, più lontane, più drammatiche, più sorprendenti. Attraversi luoghi che ti cambiano davvero, luoghi che ti spezzano, luoghi che ti fanno pensare, luoghi che ti restano addosso per motivi enormi.
Ma il primo viaggio all’estero ha una delicatezza diversa.
Non è per forza il più bello.
È quello che apre la strada.
E Nizza, per me, ha aperto la strada.
Ogni volta che ci torno, anche se sono cambiato, anche se arrivo con più esperienza, anche se ho già visto tanto altro, una parte di me la guarda ancora con quegli occhi lì.
Gli occhi del ragazzo che per la prima volta si sentiva fuori dall’Italia.
Fuori dal suo mondo.
Dentro qualcosa di nuovo.
E forse è proprio questo il motivo per cui Nizza mi farà sempre lo stesso effetto.
Perché non è soltanto una città elegante della Costa Azzurra.
Non è soltanto mare, luce, storia, confine, Promenade, palazzi colorati e vita mediterranea.
È un ricordo.
È una soglia.
È il primo passo.
È il viaggio inaugurale della mia fame di mondo.
E ci sono città che, anche se le rivedi cinque volte, non smettono mai di essere la prima.
Nizza, per me, sarà sempre così.
La città in cui un ragazzino si è affacciato al mondo.
E il mondo, per la prima volta, gli è sembrato abbastanza bello da volerlo attraversare tutto.