Certe volte ci penso davvero.

A quante vite scorrono parallelamente alla nostra senza sfiorarsi mai.

Persone che stanno vivendo il giorno più bello della loro vita mentre tu sei fermo in un aeroporto a guardare partenze sul tabellone.

Persone che convivono con guerre, silenzi, mancanze, distanze…
e riescono comunque a sorriderti con una gentilezza che tu, nella tua routine, avevi quasi dimenticato esistesse.

Non dimenticherò mai un autista di pullman diretto verso Betlemme.

Fuori dal finestrino scorrevano muri, checkpoint, tensioni.
Dentro invece c’era un uomo che parlava lentamente della vita come se avesse imparato ad accettare il dolore senza fare rumore.

E io lì ho capito una cosa che ancora oggi mi porto addosso:

”Alcune persone imparano a sorridere in luoghi dove noi non riusciremmo nemmeno a respirare”.

E la cosa che mi ha colpito davvero non è stata la tensione.

È stata la normalità.

Persone che andavano a lavoro.
Bambini che giocavano.
Negozi aperti.
Vita che continuava comunque.

Come se l’essere umano riuscisse ad abituarsi perfino al peso delle cose più difficili.

E forse è questa la cosa più potente che abbia visto viaggiando.

Perché ci sono luoghi nel mondo dove le persone imparano troppo presto quanto la vita possa essere fragile.

Eppure continuano a sorridere.
A sperare.
Ad amare qualcuno.
A fare progetti.

Ricordo ancora il ritorno verso Gerusalemme.

Guardavo fuori dal finestrino in silenzio e pensavo:

”Quante battaglie stanno combattendo in silenzio le persone che incrociamo ogni giorno?”

Perché poi capisci che non serve vivere in una zona di guerra per sentirsi persi.

Ci sono persone sole a Londra in mezzo a milioni di vite.
Persone che sorridono a Miami mentre dentro stanno crollando.
Persone che attraversano aeroporti ogni settimana senza sentirsi mai davvero a casa da nessuna parte.

E forse è anche per questo che continuo a viaggiare.

Per ricordarmi che il mondo non è fatto solo di skyline, hotel belli e foto perfette.

È fatto soprattutto di esseri umani.

Fragili.
Complessi.
Stanchi.
Profondi.

Esattamente come noi.

Poi arrivi in aeroporto.

Guardi gli abbracci.
Le partenze.
Le persone che si promettono di rivedersi.
Quelle che probabilmente non si rivedranno mai più.

E realizzi una cosa che fa quasi male accettare:

”Alcune persone passano nella nostra vita solo per ricordarci che

il mondo è molto più umano di quanto pensassimo”.