Cannes e Monaco: eleganza ovunque, anima poca
Due posti bellissimi, ordinati, ricchi, scenografici. Ma non sempre ciò che brilla riesce davvero a restare.
Ci sono luoghi che sembrano costruiti per farti dire: “Wow”.
Cannes e Monaco appartengono sicuramente a questa categoria.
Arrivi e trovi eleganza, mare, palazzi perfetti, yacht, auto costose, vetrine, hotel importanti, strade pulite, facciate curate, quell’aria da Costa Azzurra che sembra sempre sospesa tra cinema, ricchezza e vita patinata.
Sono posti oggettivamente belli.
Sarebbe ridicolo dire il contrario.
Cannes ha il suo fascino da città cinematografica, con la Croisette, gli hotel storici, il mare, quella sensazione di camminare in un luogo che ha visto passare attori, fotografi, festival, glamour e serate importanti.
Monaco, invece, è quasi irreale.
Ordinata fino all’eccesso.
Perfetta.
Compatta.
Ricca.
Verticale.
Con quel miscuglio di lusso, mare, palazzi, casinò, curve da Formula 1 e yacht che ti fa capire subito di essere in un posto diverso da tutti gli altri.
Però, se devo essere sincero, a me questi luoghi non restano davvero.



Il punto è questo: Cannes e Monaco sono bellissime da guardare, ma meno da sentire.
Almeno per me.
Sono posti che ammiro, rispetto, fotografo, attraverso volentieri. Ma non sono quei luoghi che mi fanno tornare a casa diverso, che mi aprono domande, che mi spostano qualcosa dentro.
Forse perché sono troppo composti.
Troppo perfetti.
Troppo costruiti attorno all’idea di lusso, immagine, status, rappresentazione.
E io, alla fine, nei viaggi cerco altro.
Cerco le contraddizioni.
Cerco le persone.
Cerco le città che magari non sono perfette ma hanno qualcosa da raccontare.
Cerco i posti dove senti che la vita non è stata lucididata troppo prima del tuo arrivo.
Cannes e Monaco, invece, sembrano spesso già pronte per essere viste.
Già sistemate.
Già fotografabili.
Già dentro una cornice.
E questa cosa, per quanto esteticamente bella, a volte crea distanza.
“Cannes e Monaco mi hanno ricordato che l’eleganza può impressionarti. Ma per restare davvero, un posto deve anche sporcarti un po’ l’anima.”
Non è una critica cattiva.
Anzi.
Ci tornerei anche, come d’altronde ho fatto per quattro volte.
Per una giornata, una passeggiata, un passaggio, una foto, un tramonto sul mare, un giro tra yacht e vetrine.
Ma non sono luoghi in cui sento di voler restare.
Non sono posti che mi chiamano.
Non sono città che mi hanno fatto pensare: qui potrei ricominciare, qui potrei perdermi, qui potrei capire qualcosa di me.
Mi hanno fatto pensare più semplicemente: che bello.
E a volte va bene anche così.
Non tutti i luoghi devono diventare profondi.
Non tutti i posti devono farti piangere.
Alcuni servono solo a ricordarti che esiste anche una bellezza esteriore, lucida, elegante, scenografica.
Una bellezza che magari non ti appartiene, ma che comunque merita rispetto.

Quando ripenso a Cannes e Monaco, penso alla bellezza della superficie.
Una superficie splendida, certo.
Ma pur sempre superficie.
Penso a strade perfette, mare azzurro, vetrine, hotel, yacht, casinò, auto, ordine, eleganza.
Penso a luoghi in cui tutto sembra funzionare, tutto sembra costare, tutto sembra essere stato messo lì per comunicare successo.
Eppure, in mezzo a tanta perfezione, forse mi è mancato proprio l’imprevisto.
Quel difetto.
Quella crepa.
Quella voce umana che trasforma una città da bella a memorabile.
Perché io posso anche restare affascinato dal lusso.
Posso anche camminare sulla Croisette e pensare che Cannes abbia una sua bellezza evidente.
Posso anche guardare Monaco e riconoscere che è uno dei luoghi più particolari d’Europa.
Ma poi, quando torno a casa, a restarmi davvero sono altri posti.
Quelli meno perfetti.
Quelli più vivi.
Quelli dove non tutto è lucidato.
Quelli che magari non hanno yacht, casinò e vetrine, ma hanno una cosa molto più rara: anima.
Cannes e Monaco sono eleganti.
Bellissime, a modo loro.
Ma non mi hanno toccato davvero.
E forse anche questo è viaggiare: imparare a distinguere i luoghi che ammiri da quelli che ti restano.