Perché continuo a partire
Non credo di viaggiare per vedere il mondo.
Credo di partire ogni volta per ricordarmi chi sono.
Ci sono domande che negli anni mi sono state fatte centinaia di volte.
Perché viaggi così tanto?
Perché parti da solo?
Perché spendi soldi per vedere posti che nessuno conosce?
Perché fai scali assurdi?
Perché torni stanco invece che riposato?
Per molto tempo non ho saputo rispondere.
Perché la verità è che non viaggio per un motivo solo.
Viaggio per decine di motivi diversi.
Alcuni li conosco.
Altri probabilmente no.
Da bambino guardavo gli aerei.
Li vedevo passare sopra casa e mi sembravano qualcosa di incredibile.
Partivano.
Andavano lontano.
Vedevano cose che io non avevo mai visto.
E senza rendermene conto ho iniziato a desiderare la stessa cosa.
Non partire.
Scoprire.
Sono due concetti molto diversi.
Poi cresci.
La vita ti insegna che il tempo non è infinito.
Che alcune persone che ami possono andarsene troppo presto.
Che esistono telefonate che ti cambiano per sempre.
Che ci sono giorni che dividono la vita in un prima e un dopo.
E forse è proprio lì che ho iniziato davvero a viaggiare.
Quando ho capito che rimandare continuamente le cose è il modo più veloce per perderle.
Per molti il viaggio è una vacanza.
Per me raramente lo è stato.
È sempre stato qualcosa di più vicino alla ricerca.
Non di un luogo.
Di una sensazione.
Il mondo è più grande dei nostri pregiudizi
Continuo a partire perché il viaggio mi ha insegnato a dubitare delle semplificazioni.
Di quelle frasi dette con troppa sicurezza.
Di chi giudica luoghi che non ha mai visto.
Di chi riduce milioni di persone a uno stereotipo.
Mi capita spesso di sentire qualcuno ridere di un Paese solo perché non è famoso.
Come se il valore di un luogo si misurasse dal numero di turisti che lo visitano.
Come se esistessero destinazioni di serie A e destinazioni di serie B.
Poi parti.
E scopri che alcune delle conversazioni più belle della tua vita non avvengono nei luoghi che tutti sognano.
Avvengono dove non ti aspetti.
Con persone che non conosci.
Con persone che probabilmente non rivedrai mai più.
Eppure finiscono per lasciarti qualcosa.
Più degli hotel.
Più dei monumenti.
Più delle fotografie.
Le persone che non dimenticherò mai
Con il tempo ho capito una cosa.
Non ricordo quasi mai le attrazioni.
Ricordo le persone.
Ricordo un uomo che mi ha aiutato senza chiedermi nulla.
Ricordo uno sconosciuto che mi ha dedicato due ore della sua vita.
Ricordo una conversazione nata per caso e terminata con un abbraccio.
Ricordo una cena improvvisata.
Una risata.
Una storia ascoltata nel posto giusto al momento giusto.
Molti di quei volti oggi li ho dimenticati.
Ma non ho dimenticato come mi hanno fatto sentire.
Ed è una differenza enorme.

Continuo a partire per avere meno certezze
C’è una cosa che il viaggio fa e che nessun social network riuscirà mai a fare.
Ti costringe a ridimensionarti.
Ti fa capire quanto sei piccolo.
Quanto il mondo sia più complesso delle opinioni che leggi ogni giorno.
Quanto sia facile giudicare qualcosa che non si conosce.
Più viaggio.
Meno sento il bisogno di avere ragione.
Più viaggio.
Più sento il bisogno di capire.
E credo che questa sia una delle lezioni più preziose che abbia ricevuto.
Ci sono assenze che viaggiano con noi
C’è però una verità ancora più personale.
Una di quelle che raramente racconto.
Continuo a partire anche perché alcune delle persone con cui avrei voluto condividere certi momenti non possono più farlo.
Ci sono tramonti che avrei voluto mostrare.
Strade che avrei voluto percorrere insieme.
Fotografie che avrei voluto inviare.
Messaggi che non posso più scrivere.
E allora, in qualche modo, parto anche per loro.
Perché ci sono assenze che non smettono mai davvero di accompagnarti.
Cambiano semplicemente posto.
Non siedono più accanto a te.
Ma continuano a viaggiare dentro di te.
Non viaggio per collezionare Paesi.
Non viaggio per riempire una mappa.
Non viaggio per pubblicare fotografie.
Viaggio perché ogni volta che torno a casa capisco qualcosa in più del mondo.
E, soprattutto, qualcosa in più di me stesso.
Oggi ho visitato luoghi che per anni avevo visto soltanto nei libri, nei film o nei documentari.
Alcuni erano esattamente come li immaginavo.
Altri completamente diversi.
Ma la cosa più importante è che nessuno di loro mi ha lasciato ciò che pensavo di trovare.
Mi hanno lasciato qualcosa di molto più prezioso.
Domande.
Consapevolezza.
Gratitudine.
Umanità.
Forse continuo a partire proprio per questo.
Perché ogni viaggio mi ricorda che il mondo è immensamente più grande delle mie paure.
E che la vita, nonostante tutto, resta un’avventura troppo bella per essere osservata soltanto da lontano.